
Peschiera — Dove il lago diventa Mincio
A Peschiera il Garda entra nella fortezza e riparte come Mincio: mura, canali, ponti e acqua tengono insieme il lago e la pianura.
Leggi la storia →A Peschiera del Garda, la Risotteria Fratelli Ferron fa incontrare il lago e la pianura. Una visita a Diego e Alessio, fra curiosità e storie che restano da ascoltare.

A volte le storie più interessanti le trovi a pochi passi da casa. Magari ci passi davanti, sai che esistono, ma non ti sei mai fermato abbastanza per conoscere le persone che ci stanno dietro.
A me è successo con Diego e Alessio Ferron.
Una mattina sono andato a trovarli alla loro risotteria, a Peschiera del Garda. Ero curioso di conoscerli, di ascoltare la loro storia e di capire come due fratelli avessero deciso di portare il riso della pianura fin sulle rive del lago.
Appena entrato, però, mi sono ritrovato davanti a un forno da pizza.
Ho guardato il forno, poi mi sono ricordato dove mi trovavo.
Una risotteria.
Mi è venuto da sorridere. Perché io ero arrivato pensando al riso, alle riserie, ai risotti, e invece la prima cosa che incontravo era una pizza.

Solo che quella pizza aveva qualcosa da raccontare.
L'impasto era a base di riso.
E non era l'unica sorpresa. Anche il pane veniva preparato con farina di riso, e il riso lo ritrovavi nei dolci. Tutto senza glutine.
Mi piace quando qualcuno riesce a sorprendermi con una cosa che conosco da una vita. Il riso l'ho cucinato in tanti modi, ma vedere una risotteria dove perfino il forno da pizza parla la stessa lingua del resto della cucina mi ha fatto capire che Diego e Alessio avevano preso una strada precisa.
Ero entrato con una domanda e, nel giro di pochi minuti, ne avevo già parecchie altre.
Alessio ha cominciato a raccontare. È uno con cui la conversazione prende subito velocità. Parla volentieri, passa da un argomento all'altro e, quando incontri una persona così, rischi di dimenticarti le domande che avevi preparato.
Diego è diverso. Più concentrato sulla cucina, attento però anche a quello che succede intorno. Mentre parlavamo, ogni tanto il suo sguardo tornava al lavoro.

Li osservavo e pensavo a quanto dev'essere particolare condividere un'attività con un fratello. Io un fratello ce l'ho, e so che conoscersi da una vita non significa necessariamente pensarla sempre allo stesso modo. Anzi.
Ma Diego e Alessio, con i loro caratteri differenti, hanno trovato il modo di costruire qualcosa insieme.
E questo mi incuriosiva almeno quanto il forno.
Abbiamo parlato del locale, del lavoro, delle persone che li affiancano. Non c'erano grandi discorsi preparati per l'occasione. Era una chiacchierata fra persone che, in modi diversi, conoscono il mondo della cucina.
Io, quando entro in una cucina o incontro chi ci lavora, finisco sempre per osservare anche quello che succede intorno. È una vecchia abitudine. Puoi raccontarmi quanto vuoi che un piatto è fatto bene, ma poi mi interessa vedere come si muovono le persone, come si parlano, come affrontano una giornata di lavoro.
La cucina, del resto, è un posto curioso. Prima del servizio puoi avere tutto perfettamente organizzato. Poi arrivano i clienti, le comande, qualcuno cambia idea, qualcun altro ha fretta e il programma della mattina comincia ad assomigliare sempre meno a quello che avevi immaginato.
È lì che capisci quanto contino le persone.

Di Diego e Alessio mi è piaciuto proprio questo: mentre mi raccontavano la loro attività, non dimenticavano chi lavora con loro.
E io credo che sia importante.
Perché sull'insegna ci sono i loro nomi, ma a far vivere quel locale ogni giorno sono diverse mani, diverse teste e persone che devono imparare a fidarsi l'una dell'altra.
Intanto continuavo a guardarmi intorno.
Avevo davanti una risotteria e mi accorgevo che il riso non era soltanto il protagonista del menù. Era entrato un po' dappertutto, senza perdere la propria identità.
La pizza, il pane, i dolci.
Mi immaginavo qualcuno entrare convinto di trovare soltanto risotti e scoprire che poteva sedersi con gli amici, ordinare una pizza e rimanere comunque dentro la storia dei Ferron.

Perché in fondo è anche questo il bello di un ristorante: riuscire a mettere insieme persone diverse intorno alla stessa tavola.
A Peschiera siamo abituati a vedere arrivare persone da ogni parte. C'è chi viene per il lago, chi per le mura, chi per trascorrere qualche giorno di vacanza. Qualcuno rimane, qualcun altro riparte dopo poche ore.
Diego e Alessio hanno portato qui un pezzo della pianura, quella delle risaie e delle riserie, e gli hanno trovato un posto accanto all'acqua del Garda.
Non ci vedo niente di strano. Le storie delle persone hanno sempre viaggiato più dei confini che disegniamo sulle carte.
A un certo punto, però, si è fatta l'ora di lavorare.
Le domande che avevo ancora in testa avrebbero dovuto aspettare. Il servizio si avvicinava e una cucina non può fermarsi perché io ho voglia di continuare a chiacchierare.
Ho salutato Diego e Alessio e sono uscito con quella sensazione che conosco bene: essere andato per raccontare un prodotto e aver trovato, ancora una volta, delle persone.

Ripensando alla visita mi è tornato in mente quel forno che mi aveva fatto sorridere appena entrato.
In fondo, forse era proprio il modo migliore per cominciare a conoscere i due fratelli. Perché mi aveva obbligato a fare una domanda, e da quella domanda era cominciata una conversazione.
Il riso dei Ferron, naturalmente, ha una storia che viene da lontano. Ma a Peschiera quella storia ha preso anche la forma di una pizza, di un pane e di un dolce.
E dietro ci sono Diego e Alessio, due fratelli che hanno scelto di portarla avanti insieme.
Quando ripasserò davanti alla loro risotteria, credo che sorriderò ripensando a quella mattina.
E magari, prima di chiedere un risotto, darò un'altra occhiata al forno.