
Cucino io, mangiamo insieme
Una sera, poche persone e la vostra casa che per qualche ora cambia ritmo. Io cucino, voi state a tavola, ma la cosa più bella è che a un certo punto non si capisce più bene chi sta ospitando chi.
Non porto un ristorante a domicilio. Entro in casa vostra per far succedere una serata.
Mi piace arrivare quando la casa è ancora quella di tutti i giorni: il tavolo da preparare, i bicchieri da scegliere, qualcuno che chiede dove può dare una mano.
Poi cominciano i profumi. Il burro che prende calore, una cipolla che cambia odore, il brodo, una teglia che esce dal forno. La cucina diventa il punto in cui ci si affaccia, si assaggia, si fa una domanda. Io cucino, ma non voglio sparire dietro una porta.
Il menù nasce parlando. Prima vengono le persone, poi una stagione, un ricordo, un territorio: cerchiamo un filo che dia senso alla tavola. Allergie e intolleranze si chiariscono con attenzione prima di accendere il primo fuoco.
Uso la vostra cucina, le vostre pentole quando vanno bene, i vostri piatti e i vostri bicchieri. Perché il bello non è fingere di essere altrove. È farvi guardare casa vostra e pensare che, per una sera, lì dentro sia successo qualcosa di speciale.
La serata comincia prima della spesa.
La prima domanda non è “che menù vuoi?”. È: chi ci sarà, perché vi trovate e che cosa vorreste ricordare il giorno dopo. Il cibo viene dopo. Ed è proprio per questo che, quando arriva a tavola, ha già una storia.
Ti è venuta voglia di accendere La Stufa a casa tua?
Raccontami chi vorresti mettere intorno al tavolo e che serata hai in testa. Poi ci sentiamo e cominciamo a costruirla davvero.
Il modulo unico riconosce già da quale esperienza ci stai scrivendo.
