Terre Narranti

Il borsello — Una storia porta alla successiva

Ci sono cose che incontri in viaggio e lasci dove le hai trovate. Altre finiscono nel borsello.

01.08.2026 · versione 1
Il borsello — Una storia porta alla successiva

Ci sono cose che incontri in viaggio e lasci dove le hai trovate. Altre finiscono nel borsello.

Il borsello non è un simbolo elegante. È il mio borsello vero: vissuto, un po’ consumato, con la cinghia appoggiata sulla spalla. Quando cammino pende da un lato, pesante, perché dentro finisce sempre qualcosa: appunti, oggetti, sapori, ricordi, pezzi di storie che non voglio lasciare indietro.

Dentro non ci sono souvenir da mostrare. Ci finiscono dettagli, gesti, frasi, cose piccole che, se le lasci lì dove succedono, forse si perdono.

Terre Narranti parte da qui. Le storie non si producono. Si incontrano. Non nascono da un piano perfetto, ma da persone vere, da lavori quotidiani, da tradizioni che resistono o cambiano, da una tavola, da una strada, da una cucina, da qualcuno che a un certo punto ti dice una cosa che non avevi previsto.

Il borsello serve a questo: a non chiudere una storia nel momento in cui la raccontiamo. Perché una storia, se è viva, non finisce mai davvero dove l’hai trovata. Può tornare a casa con te.

Non tutto deve diventare subito un articolo o un libro. Alcune cose devono solo restare lì. A volte sono solo un foglio con un nome scritto male. Una fotografia, un prodotto ricevuto, una frase detta mentre si sparecchia.

Poi, a volte, quel dettaglio torna fuori. E allora capisci che non era un resto del viaggio. Era l’inizio della storia successiva.

È anche una regola di lavoro. Prima vengono le persone, poi i prodotti. Prima l’incontro, poi il racconto. Prima la strada, poi la pagina.

Un invito, un prodotto ricevuto, una collaborazione non comprano una storia e non comprano un giudizio. Se qualcosa entra nel borsello, entra perché ha lasciato un segno. Non perché deve essere celebrato.

Terre Narranti non cerca territori perfetti. Cerca persone, luoghi, contraddizioni, memoria, lavoro. Il borsello tiene insieme tutto questo senza trasformarlo subito in vetrina.

Non è grande, ma quando lo porti sulla spalla il peso si sente. E forse è proprio questo il punto: le storie vere pesano. Non perché siano solenni, ma perché si attaccano alle cose concrete. A una mano che ti offre qualcosa. A una porta aperta. A un piatto assaggiato senza pensarci troppo.

Il primo viaggio comincia da Lanzarote. Non da un grande monumento e nemmeno da qualcosa costruito per stupire, ma da cose semplici: un’isola, una tavola, un sapore.

Da Lanzarote il borsello comincia a riempirsi.

E da qui ripartiamo.

La prossima volta lo apriremo ancora sull’isola. Dentro ci saranno vulcano, castagna e sale.

E delle papas che, ormai, non riesco più a chiamare semplicemente patate.

Massimo di Terre Narranti