Troviamo il filo
Parliamo del luogo, delle persone e di ciò che vogliamo scoprire. Scegliamo una ricetta o una materia prima che abbia davvero qualcosa da raccontare.
Una ricetta non si capisce soltanto guardandola. Si ascolta, si prova, si sbaglia una misura, si assaggia. E poi si ricomincia insieme.
Qui non vengo a fare una dimostrazione davanti a un pubblico. Il tavolo è di tutti: si prepara, si cucina, si fanno domande e si scopre perché un ingrediente si comporta proprio così.
Il punto di partenza può essere un riso, una farina, un formaggio, un ortaggio o una ricetta di famiglia. Ma prima del prodotto incontriamo, quando possibile, chi lo coltiva, lo prepara o lo conosce da una vita. Il racconto entra nella cucina attraverso le persone.
Parliamo del luogo, delle persone e di ciò che vogliamo scoprire. Scegliamo una ricetta o una materia prima che abbia davvero qualcosa da raccontare.
Si pesa, si taglia, si impasta, si tosta o si manteca. Ognuno partecipa secondo le proprie possibilità: il gesto si impara facendolo.
Quello che abbiamo preparato arriva in tavola. Ci si confronta sui sapori, sulle domande nate durante il lavoro e sulle storie che ci porteremo via.
Quando un produttore partecipa, è perché la sua esperienza aggiunge qualcosa di vero: un mestiere, una scelta, una memoria. Non perché debba vendere il suo prodotto a chi è venuto.
Possiamo lavorare in un ristorante, un agriturismo, una riseria, un’associazione o in uno spazio adatto messo a disposizione da chi organizza. Prima definiamo insieme attrezzature, capienza, tempi e necessità alimentari.
Raccontami da dove vorresti cominciare. Il laboratorio lo progettiamo attorno alle persone che parteciperanno e allo spazio che abbiamo davvero.
Proponi un laboratorio →Se preferisci una serata in cui cucino io per voi, scopri La Stufa. Se vuoi incontrare i luoghi di un libro prima di cucinare, parti da In viaggio.