VOCI DAL VIAGGIO

Nunzio Ghiraldi. Dalla strada dritta di pianura alle due strade in collina

Da Cremona al Lugana e alla Toscana: la storia di Nunzio Ghiraldi, tra radici familiari, scelte personali e passione per il vino.

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Massimo · Lugana, novembre 2026 · versione 11
Nunzio Ghiraldi. Dalla strada dritta di pianura alle due strade in collina

Ci sono strade che trovi già tracciate. Dritte, asfaltate, in pianura. Sai da dove partono e, più o meno, dove ti porteranno. Non significa che siano facili, ma almeno qualcuno, prima di te, ha già indicato la direzione.

Nunzio Ghiraldi una strada così ce l'aveva. Uno studio d'avvocatura nel centro di Cremona, un padre, Francesco, avvocato affermato e conosciutissimo nel foro cremonese, una professione importante e un futuro che avrebbe potuto seguire senza dover cominciare tutto da capo.

E lui che fa? Sceglie la collina. Anzi, due. Una sul Garda e una in Toscana.

Con le colline arrivano le salite, le curve, le buche e, quando piove, anche il fango. Ma Nunzio quelle strade non le guarda da lontano. Le percorre davvero, con il suo classico fuoristrada inglese. Di quelli fatti per affrontare anche il fango, non soltanto per parcheggiare davanti a un ristorante. Perché va bene sporcarsi, ma sempre con un certo stile!

Ecco, per raccontare Nunzio e i suoi vini, io partirei proprio da qui. Da un uomo che avrebbe potuto continuare una professione rispettata, nella quale aveva già esperienza, e che invece ha deciso di seguire la propria passione. Non ha lasciato l'avvocatura perché non fosse capace di fare l'avvocato. Semplicemente, sentiva che la sua strada era un'altra. Più tortuosa, forse. Ma sua.

Io questa scelta la capisco benissimo. Nella vita puoi saper fare bene tante cose, ma c'è sempre quella passione che continua a chiamarti, anche quando provi a occuparti di altro. E quando decidi di ascoltarla, non sai necessariamente dove arriverai. Sai soltanto che vuoi provarci.

Prima, però, devo raccontarvi perché per me Nunzio non è un produttore qualsiasi. Suo padre Francesco era un autentico gentiluomo, un avvocato di grande prestigio a Cremona, che fu anche presidente del Consorzio Tutela Lugana. Mio padre e Francesco si conoscevano dai tempi del Collegio Maria Luigia di Parma. Un'amicizia profonda, capace di attraversare gli anni e di unire le nostre famiglie. E poi c'era Cesi, la mamma di Nunzio, legata a mio padre e a mia madre da quello stesso affetto. Di quelle amicizie che non hanno bisogno di essere spiegate, perché chi le ha vissute sa quanto valgono.

È anche per questo che parlare di Nunzio mi sta particolarmente a cuore. Ma il protagonista di questa storia è lui, con la strada che ha scelto e con quello che ha saputo costruire.

Veduta del centro storico di Cremona, con il Torrazzo e la Cattedrale.
Cremona, la città delle radici della famiglia Ghiraldi. È da qui che comincia il nostro racconto.

Bisogna tornare al 1953, quando suo nonno, anche lui Nunzio, ingegnere cremonese, acquistò il Podere Sant'Onorata nella campagna di Lugana di Sirmione. Terra argillosa, di quelle che con la pioggia diventano fango e con il sole si induriscono fino a farti rimpiangere di aver lasciato gli scarponi in macchina. Una terra difficile, ma capace di dare molto a chi impara a conoscerla. Il nonno piantò le viti, Francesco contribuì alla crescita della proprietà e alla valorizzazione del Lugana, poi arrivò Nunzio.

E Nunzio quella terra non ha voluto soltanto ereditarla. Ha voluto lavorarla, conoscerla e farne la propria vita.

Quando parlo di lavoro, intendo quello vero. Nunzio non è un proprietario che passa in cantina per stringere qualche mano e farsi fotografare con una bottiglia. È uno che si mette in mezzo ai filari, partecipa alla raccolta, segue la vendemmia e resta in cantina quando c'è da lavorare. Quando piove, il fango non fa distinzioni tra proprietari e operai. E quando l'uva è pronta, non si può certo dirle di aspettare lunedì perché nel fine settimana avevamo altri programmi.

Questa è una delle cose che apprezzo di più in lui. La presenza. Non soltanto nelle decisioni, ma nel lavoro quotidiano. Perché fare vino non è un passatempo elegante. Ci sono responsabilità, sacrifici, annate che ti sorridono e altre che ti mettono alla prova. E bisogna esserci sempre, non soltanto quando arriva il momento di stappare una bottiglia.

Vigneti, poderi e lavorazioni in cantina nel territorio del Lugana.
Tra i vigneti e la cantina del Lugana, dove una storia di famiglia diventa lavoro quotidiano.

Al Podere Sant'Onorata ci sono venti ettari coltivati a Turbiana, con vigne che hanno superato i sessant'anni. Nel 1995 si è aggiunto un secondo podere, con altri vigneti e una cantina ricavata da un edificio del Seicento. Nunzio ha saputo far convivere luoghi antichi e strumenti moderni, senza perdere di vista la cosa fondamentale: la qualità del vino nasce prima di tutto dal lavoro in vigna.

E a proposito di vino, qui devo fare un piccolo salto indietro. Sulla nostra tavola di Natale, quando c'erano mio padre e mia madre, i vini dei Ghiraldi erano una presenza familiare. Li ricordo bene. Vini buoni, ma buoni davvero. Bottiglie che tornavano anno dopo anno, perché ci piaceva berle insieme. Oggi quel ricordo mi accompagna, ma sarebbe ingiusto fermarsi alla nostalgia. I vini di Nunzio meritano di essere raccontati per ciò che sono.

Partiamo dal Gruccione, un Lugana che prende il nome da quell'uccello coloratissimo che frequenta anche queste campagne. Nasce dalla Turbiana, il vitigno che nell'argilla del basso Garda trova una delle sue espressioni più interessanti. È un vino che punta sulla freschezza, sulla sapidità e sulla piacevolezza del sorso, senza rinunciare al carattere. Io lo porterei a tavola con un bel pesce di lago, preparato semplicemente. Quando hai un buon vino e un buon pesce, non servono grandi acrobazie per stare bene.

Poi c'è il Sant'Onorata 1953, che porta nel nome l'anno in cui il nonno acquistò il podere. Qui entrano in gioco le vigne più anziane, quelle che hanno trascorso decenni con le radici nella stessa terra. È un Lugana che racconta un'altra faccia della Turbiana: la struttura, la complessità e la capacità di evolvere nel tempo. Perché non tutti i vini bianchi devono essere bevuti di corsa. Alcuni hanno bisogno di pazienza, e sanno restituirla nel bicchiere. Mi piace pensare che in questo vino ci sia anche un filo che unisce il nonno, Francesco e Nunzio: tre generazioni, ognuna con la propria parte di lavoro.

E poi, evidentemente, una collina non gli bastava.

Così Nunzio è arrivato anche in Toscana, nella Maremma di Suvereto, con la tenuta Col di Noccioli. Qui il paesaggio cambia: terreni sassosi, colline, oliveti e un clima diverso da quello del Garda. Cambiano le uve e cambia il vino. Dal Sangiovese, accompagnato da una parte di Canaiolo, nasce il Sassirto, un rosso che racconta un'altra terra e un'altra interpretazione della sua passione.

Non voglio mettermi qui a fare il professore di enologia. Ciò che mi interessa è un'altra cosa: Nunzio ha scelto di confrontarsi con due territori molto diversi. Sul Garda l'argilla e la Turbiana, in Toscana le colline e il Sangiovese. Non ha cercato di fare lo stesso vino in due posti differenti. Ha scelto di conoscere due terre e di lasciare che ciascuna avesse la propria voce.

E per riuscirci, bisogna lavorare. Bisogna osservare, sbagliare qualche volta, correggersi, imparare. Perché le colline sono belle da fotografare, ma quando ci lavori diventano una faccenda decisamente più seria.

Tenuta Col di Noccioli a Suvereto, tra vigneti, colline e paesaggio toscano.
Col di Noccioli, a Suvereto. La seconda collina di Nunzio Ghiraldi, dove la passione per il vino incontra la terra toscana.

Ed eccoci di nuovo alla strada dalla quale siamo partiti.

Francesco aveva percorso la propria nel mondo del diritto, diventando un professionista stimato e lasciando un ricordo importante in chi lo aveva conosciuto. Nunzio avrebbe potuto seguire quella direzione, e avrebbe avuto tutte le capacità per farlo. Ma aveva dentro un'altra passione e ha deciso di darle spazio, fino a trasformarla nel proprio lavoro.

Non ha scelto una strada migliore di quella del padre. Ha scelto la sua.

E quando penso a Nunzio, non mi viene in mente soltanto una cantina, un vigneto o una bottiglia. Lo vedo tra i filari, presente, impegnato, magari con qualche problema da risolvere prima che finisca la giornata. Poi mi torna in mente quel suo classico fuoristrada inglese, perfettamente a suo agio sulle strade sconnesse della campagna. Un mezzo di carattere, proprio come il suo proprietario.

La pianura, dritta e già tracciata, era lì. Nunzio ha scelto di salire in collina. Poi ha deciso che una non bastava e ne ha affrontata un'altra, in Toscana.

Due territori, due vini diversi, tante salite e qualche bella buca.

Ma soprattutto una scelta che rinnova ogni giorno, quando torna in vigna e in cantina.

Perché la strada giusta non è necessariamente quella più facile. È quella che, anche dopo una giornata di fatica, ti fa venire voglia di ripartire la mattina successiva.

E Nunzio continua a percorrerla.

Con le sue vigne, i suoi vini e quel fuoristrada inglese.

Perché va bene scegliere una strada piena di buche.

Ma almeno percorriamola con stile!

Massimo